Prestiti per gli studi universitari ai massimi: rischio per la società statunitense e freno alla crescita

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Il premio nobel per l’economia Joseph Stiglitz ha evidenziato dalle colonne del NY Times come il boom dei prestiti per gli studi universitari possa rappresentare una nuova causa di crisi per gli USA e come possa essere un freno alla crescita economica nei prossimi anni. Si tratterebbe di una replica di quanto avvenuto con la crisi immobiliare, provocata dalla crescente diseguaglianza economica tra le famiglie statunitensi. A conferma della crescita dei crediti agli studenti basti pensare che lo scorso anno hanno superato i mille miliardi di Dollari, attestandosi su una cifra superiore ai crediti al consumo.

Stiglitz cita i dati della Fed di New York, secondo cui il 13% di chi ha preso a prestito fondi per studiare è debitore di almeno 50 mila Dollari, mentre il 4% ha un debito di più di 100 mila Dollari. Gli incrementi delle rette negli ultimi anni, anche a causa delle riduzioni delle sovvenzioni governative, e la stagnazione del reddito disponibile reale delle famiglie sono alla base di questo trend. Si tratta di somme che difficilmente tutti saranno in grado di ripagare. Non a caso il 17% di chi ha preso a prestito era a fine 2012 in ritardo di più di 90 giorni nel pagamento delle rate.

Allo stesso tempo ridurre i prestiti agli studenti avrebbe un impatto negativo sulle condizioni sociali, dato che i laureati possono contare in media su salari più alti ed un tasso di disoccupazione più basso.

L’elevato livello dei debiti, inoltre, pesa sui consumi, ed in particolare sugli acquisti di case da parte di chi ha appena terminato gli studi. Una situazione che rischia di pesare sulla ripresa economica per molti anni.

Per questo motivo Stiglitz invita ad intervenire al più presto per risolvere il problema. La soluzione più importante è abbassare il livello dei tassi di interesse cui gli studenti devono fare fronte. In secondo luogo bisognerebbe ridurre le sovvenzioni per le università for-profit, che hanno dimostrato di non essere in grado di offrire un’educazione adeguata.

Solo così gli USA potrebbero tornare a offrire a tutti le stesse opportunità di crescita.

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