Gli USA dribleranno il rallentamento europeo?

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I dati economici pubblicati dopo l’estate in Usa sono stati generalmente migliori delle attese, aumentando le attese che l’economia statunitense possa risentire in maniera solo marginale della difficile situazione in area Euro. Questo grazie anche a rapporti commerciali verso l’area Euro che sono contenuti: le esportazioni statunitensi verso l’Europa costituiscono circa il 3% del Pil.

Tra i dati migliori delle attese pubblicati durante la scorsa settimana ci sono l’indice di fiducia delle imprese ISM manifatturiero, salito da 52.7 a 53.9 evidenziando come il settore manifatturiero dovrebbe estendere il proprio trend positivo nel primo trimestre del 2012, ed il rapporto sul mercato del lavoro, con una creazione di posti di lavoro pari a 200 mila unità ed il tasso di disoccupazione in discesa all’8.5%.

Tuttavia alcuni economisti sono scettici sul fatto che gli USA possano continuare a crescere nonostante la più che probabile recessione in area Euro. In un recente report gli economisti di Bank of America hanno evidenziato come tra le ragioni per cui si aspettano un rallentamento della crescita economica statunitense nel 2012 ci sia proprio la situazione in area Euro. Contrariamente a quanto avviene solitamente – ossia gli USA anticipano l’andamento dell’economia europea di circa due trimestri – questa volta dovrebbe essere il contrario proprio per l’origine prettamente europea della crisi.

 

I primi segnali di rallentamento dovrebbero, quindi, emergere a partire dalla primavera, con i mercati che dovrebbero rivedere al ribasso le proprie stime sulla crescita statunitense nel secondo semestre da quel momento. L’effetto contagio si farebbe sentire prevalentemente attraverso i mercati finanziari, con conseguenze negative sulla fiducia di imprese e consumatori.

Anche David Rosenberg, capo economista di Gluskin Sheff & Associates ed ex di Merrill Lynch, ha sottolineato in un’intervista a Bloomberg TV come l’economia USA difficilmente dovrebbe essere in grado di ripetere la crescita del 2011 (1.5/1.75%) proprio per i pericoli che arrivano dall’estero.

Gli USA, quindi, stanno iniziando il 2012 in una situazione migliore che l’area Euro. Da qui ad aspettarsi un andamento divergente ce ne corre.

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