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Crisi: dalla finanza all’economia reale

Che la crisi che sta attraversando l’area Euro non sia solo finanziaria l’hanno confermato i dati sulla produzione industriale pubblicati in settimana, che porteranno ad una revisione al ribasso delle stime degli economisti sulla crescita del Pil del terzo trimestre che saranno pubblicati la prossima settimana. Il dato sulla produzione industriale tedesca di settembre pubblicato lo scorso lunedì è crollato del 2.7% m/m, contro attese di un calo dello 0.9% m/m e i dati in Francia ed Italia pubblicati oggi non sono certamente andati meglio. In Francia la produzione è scesa dell’1.7% m/m (consensus a 0.6% m/m) ed in Italia del 4.8% m/m. In entrambi i casi è stato perso quanto era stato guadagnato in agosto. Il dato italiano segna una contrazione del 2.7% rispetto all’anno scorso.

Con l’economia dell’area Euro già in fase di rallentamento subito dopo l’estate, l’ultimo trimestre dell’anno potrebbe essere ancora più negativo di quanto già prospettato. L’andamento degli indici di fiducia delle imprese negli ultimi mesi, infatti, indica che l’economia potrebbe ulteriormente rallentare nei prossimi mesi, con l’economia dell’area Euro che entrerebbe in recessione già in Q4. Le stime del commissario Europeo Olli Rehn che la crescita del 2012 potrebbe fermarsi allo 0.5% potrebbero essere già troppo ottimistiche.

Un intervento da parte dell’Unione Europea e della BCE per limitare la crisi finanziaria è, quindi, quanto mai necessario.

A dare una mossa alle nostre autorità politiche fiscali – che in questo momento sembrano essere più una causa che una possibile soluzione (le ultime discussioni su un possibile Euro a due velocità tra Merkel e Sarkozy sembrano fatte apposta per aumentare le tensioni sui mercati) – e monetarie non dovrebbero essere, quindi, solo il balzo del rendimento del decennale, gli spread o i BOT (l’asta tenutasi oggi ha visto i rendimenti del BOT ad un anno salire oltre il 6% dal 3.57% dell’11 ottobre), quanto la considerazione che nel giro di poche settimane ci potremmo trovare nel mezzo di una recessione/depressione con forti perdite di lavoro. A rischio, a quel punto, sarebbe soprattutto la stabilità sociale.

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1 commento Commenta
hermes pal
Scritto il 10 novembre 2011 at 15:28

col credit crunch che c’è si capisce

comunque la produzione industriale dell’istat è una caxxata come al solito
pezzi x prezzo basta che aumenta il prezzo aumenta la produzione ind. (etiqq ast si)

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